Tuesday, May 4, 2010

L'incredibile Hulk: la recensione


Il film del 2008 di Louis Leterrier rende giustizia ad uno dei più famosi supereroi Marvel (secondo solo a Spider-Man) dopo il mediocre lavoro di Ang Lee di 5 anni prima.
Praticamente tutto, a partire dalla prima scena con la meravigliosa oanoramica delle favelas brasiliane fino ad arrivare alla consueta scena "bonus" in coda al film (questa volta l'ospite d'onore è Tony Stark), rispecchia fedelmente la controparte cartacea dell'eroe verde e riesce a trasmettere allo spettatore la profondità di ogni singolo personaggio.
Ovviamente tutto gira intorno alla doppia personalità di Bruce Banner, in questa occasione interpretata in modo magistrale da Edward Norton (che anche se non accreditato ha partecipato alla stesura della sceneggiatura). Proprio la scelta degli attori sembra uno degli aspetti migliori di tutta la produzione; Norton è l'attore ideale per ricoprire il ruolo di Banner: esile, dai modi pacati, emana quel senso di disagio perenne che accompagna l'alter-ego di Hulk eternamente in fuga. Liv Tyler, bravissima e come sempre splendida, sembra perfino sovrastare fisicamente Norton, dando una ulteriore sfumatura alla dimensione del gap che divide Banner dal gigante verde.
Altrettanto perfetti Tim Roth (anche lui attore molto minuto che si trasforma nel monumentale Abominio) e William Hurt nei panni del Generale Ross.
La trama non è certo originalissima ma non è la storia ad effetto quella che cerca chi si rivolge a questo tipo di film. L'azione è invece godibilissima senza mai essere soverchiante rispetto agli altri aspetti della pellicola che invece ci fa apprezzare la personalità del protagonista combattuta fra l'amore per Betty (che nel fumetto viene uccisa proprio da Abominio) e il desiderio di proteggerla allontandosi da lei e dalle mire del padre.
Molto meno fracassone del primo film, con un Hulk molto più umano e meno "fumettoso" del precedente, per il momento a mio parere è questo il film del filone dei supereroi Marvel più riuscito e godibile.

Monday, May 3, 2010

Iron Man 2: la recensione


Due anni dopo il primo capitolo della saga esce finalmente Iron Man 2, secondo delle probabili 4 "puntate" della serie dedicata all'alter-ego corazzato di Tony Stark.
Il cast è sulla carta eccezionale, di certo il più ricco tra le produzioni Marvel: a fianco di Robert Downey Jr. e Gwyneth Paltrow arrivano Scarlett Johansson nei panni della Vedova Nera e di Mickey Rourke in quelli del malvagio Whiplash. Confermato Samuel L. Jackson nel ruolo di Nick Fury versione "Ultimate" (nel primo film appariva solo nel consueto easter-egg dopo i titoli di coda).

Ho avuto la possibilità di vedere il film una volta soltanto e dopo l'attesa spasmodica creata ad arte dalla promozione a tappeto che ne ha preceduto l'uscita mi rimane l'amaro in bocca per non pochi aspetti della pellicola soprattutto se paragonata al primo episodio.
Innanzitutto la storia: il compito era certamente più difficile rispetto alla prima puntata. In quell'occasione buona parte del film veniva monopolizzata dalla "nascita" della prima armatura e dalla trasformazione radicale di Tony Stark; il resto ne conseguiva come naturale reazione.
Per il sequel c'era invece da creare una storia partendo dai presupposti del primo Iron Man e la sensazione che si prova usciti dalla sala è che gli sceneggiatori non siano stati in grado di decidere su quale aspetto puntare mettendo in scena di tutto un po'. Il duello con Whiplash è per certi versi frettoloso e superficiale mentre mi sarei aspettato tutt'altro riguardo per un nemico che era stato abbondantemente citato già nel primo film.
Il playboy miliardario che nei fumetti si ritrova spesso ad avere grossi guai con la dipendenza da alcool qui affronta sì dei seri problemi personali che lo spingono a riavvicinarsi alla figura paterna ma anche in questo caso non sembra mai in "vero" pericolo.
Chi mi ha convinto meno è comunque War Machine (Don Cheadle) che passa come una meteora all'interno del film non essendo mai decisivo in nessuna situazione. Non si capisce come Rhodey sappia già pilotare la sua armatura, quando lo stesso Stark aveva faticato non poco nel prendere confidenza con la propria. Nel duello finale poi concorre a rendere perfino simpatico Whiplash che deve combattare in netta inferiorità numerica.
I personaggi hanno in ultima analisi poco spessore psicologico, eccezion fatta per Whiplash, grazie anche alla perfetta interpretazione di Rourke. Non felice a mio parere la scelta di affidare il ruolo di Vedova Nera alla bellissima Scarlett Johansson che pur brava nell'interpretazione non ha il viso abbastanza "cattivo" per ricoprire la parte.
Impeccabile come sempre Gwyneth Paltrow nelle vesti di Pepper Potts.
Da segnalare il solito cameo di Stan Lee, l'apparizione dello scudo di Capitan America e, dopo i tutoli di coda, il ritrovamento da parte dello S.H.I.E.L.D. di Mjöllnir, antipasto del film dedicato al dio del tuono Thor previsto per il 2011.
In sostanza, il peggior sequel per ora della serie Marvel tra quelli dedicati ai pezzi da novanta della schiera dei supereroi. Ovviamente imperdibile per i fan accaniti Marvel ma un'enorme occasione sprecata.